martedì 8 luglio 2008

STORIA

Apre gli occhi. Rimane un momento immobile. Sdraiata sul suo letto, tenta di staccarsi dal corpo di Paulo, il suo fratellino. Questa volta è stato più agitato del solito durante la notte, quante volte l’avrà colpita con le braccia? In quel letto dormono in quattro, che bella la famiglia quando è unita. Fissa il buco in alto nella lamiera, penetra un raggio di luce. Deve sbrigarsi, prima che faccia troppo caldo. Per sua fortuna, non dovrà perdere tempo nello scegliere l’abbinamento adatto dei vestiti, ne ha uno solo. Un profondo respiro come per prender forza, ancora un po’ confusa si alza. Un nuovo giorno ha inizio.
L’abito ricopre un corpo filiforme, la pelle scura come la notte contrasta con il bianco sporco di ciò che indossa, una cascata di capelli ricci le cade sulle spalle, i suoi occhi sono grandi e vivaci, Juliana ha nove anni. Lei vive nel villaggio di Funda, da qui non si è mai allontanata molto. Non è mai andata in vacanza, non può permetterselo e perché farlo poi, il luogo dove vive le piace troppo e, per fortuna, il paesaggio non cambia mai. Case fatte con lamiere che si erigono ignorando le regole base della geometria, stradine irregolari e senza nome nate dagli spazi tra una casa e l’altra, fango che ammorbidisce la strada al suo passaggio e che delicatamente le penetra tra le dita, rifiuti accantonati a mucchi in strada e qualche trofeo frutto delle ricerche in città. Juliana cammina a grandi passi salutando velocemente le altre bambine che come lei si recano al fiume per trasportare l’acqua. All’improvviso un grande sorriso prende forma sul suo volto è la sua migliore amica Emilia. E’ più piccola di due anni ed è per questo che porta sulla testa una tanica di soli cinque litri. Il fiume non è lontano, appena due chilometri. Durante il tragitto ha il tempo di chiacchierare con lei e venire a conoscenza del fatto che Alfonso, il suo vicino di casa, è morto a causa del colera. Juliana abbassa la testa, socchiude gli occhi e riflette, Alfonso aveva due anni. Per un momento, pensa a cosa ne sarà di lei ma, è solo un momento cose del genere nel suo villaggio accadono continuamente. Rialza lo sguardo, indica il sole e con enfasi esclama che oggi è il giorno ideale per abbronzarsi, prorompono in una fragorosa risata.
Sulle sponde del fiume osserva molte bambine, c’è chi smacchia i panni, chi immergendosi si lava nell’acqua di un delicato color marrone e chi, come lei, fa il pieno. Juliana si china e raccoglie un orsacchiotto trasportato dal fiume, non ha un occhio ed un braccio ma, non si può avere tutto dalla vita. Oggi pesca fortunata! Lo porterà a Paulo.
Percorrendo la strada a ritroso ma, con una compagnia in più, la tanica piena sulla testa, un vocio attira la sua attenzione. È un gruppo di bambini tra cui ne nota diversi della sua età, indossano divise uguali, hanno dei quaderni in mano e camminando ridono ed intonano canti. Nel vederli passare, a poca distanza da lei, è un po’ gelosa tuttavia sorride ed alzando la mano accenna ad un saluto. Li segue con lo sguardo fin che può, poi le loro strade si dividono.
Non manca molto all’arrivo al villaggio, riesce già a riconoscere la sagoma di Paulo che, con traiettoria indecisa, vaga intorno le abitazioni. Juliana gli vuole molto bene, gliene ha sempre voluto, sin da quando tre anni addietro lo aveva visto per la prima volta. Nel percorrere la distanza che la separa da casa, prova a ripetere i canti che poco prima aveva ascoltato, canta una strofa ne improvvisa un’altra e in breve tempo è arrivata.
Poggia la tanica a terra, ha la gola secca, il respiro affannoso, una goccia di sudore le riga il viso, con un braccio si asciuga. Finalmente, adesso, può dedicarsi ai lavori domestici. Lei è l’unica in grado di farlo, entrambi i genitori lavorano fino a tarda sera e, senza il suo aiuto il luogo in cui vive somiglierebbe ad una baracca. Ha tanto da fare, ogni stanza deve essere pulita prima di pranzo. In ambedue si deve spazzare la terra, cacciare eventuali animaletti provenienti dall’esterno, inchiodare qualche parete pericolante, insomma le solite faccende casalinghe.
Un pugno di riso donato da associazioni di volontariato ed un pezzo di formaggio acquistato dai genitori costituiscono il pasto di oggi. Prepara il tutto e lo ripone con cura a tavola, intorno la quale aspettano impazienti i suoi fratelli. Osserva il più piccolo tra loro, Paulo, stringere la propria razione nella sua minuta mano e mangiare con estrema voracità, è felice, ma in breve ha già finito. Ha ancora fame, tuttavia non chiede altro cibo, sa che non c’è. Juliana silenziosamente gli dona il suo formaggio.
Finito il lauto pranzo, tutti i bambini del villaggio si incontrano per poter giocare insieme, anche lei ha l’opportunità di incontrare delle coetanee. Il loro passatempo preferito è fare le treccine ai capelli a vicenda. Si poggia su di una traballante sedia di legno scuro. China il capo all’indietro e guarda il cielo, è di un intenso blu. Intorno a lei giocano, calciano un pallone, corrono, dei neonati piangono e delle mamme parlano, tuttavia, adesso, non c’è più nessun rumore. Ascolta il respiro che le esce dalle narici, distingue il suono delle dita che le scivolano tra i capelli, percepisce l’affetto delle amiche. Questo è più di un gioco, è più di un salone di bellezza. Lei non è più in Africa.
È sera e devono rincasare, bada che i suoi fratelli ci siano tutti. I loro genitori torneranno tardi, quando ormai saranno troppo stanchi per parlare con loro, ciò nonostante lei li aspetta. Passa tanto tempo, in casa c’è silenzio ed anche lei ha sonno, sta per andare a letto quando li vede su quello che dovrebbe essere l’uscio di casa se ci fosse una porta. Si tuffa tra le braccia della madre, bacia il padre, gli vorrebbe raccontare tante cose ma guarda i loro volti stanchi. Questa sera non può, gli da la buonanotte.
È nel suo letto, lotta per guadagnare dei centimetri preziosi, riesce a sdraiarsi quasi completamente. Ha lo sguardo fisso sul quel foro nella lamiera. Da grande vorrebbe incontrare un uomo che la porti via da Funda. Lentamente chiude gli occhi, dorme.
L’abito ricopre un corpo filiforme, la pelle scura come la notte contrasta con il bianco sporco di ciò che indossa, una cascata di capelli ricci le cade sulle spalle, i suoi occhi sono grandi e vivaci, Juliana ha nove anni.
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